Workshop Engie Program – Smart Arena & Facility Management: come innovare lo sport

Un convegno di Engie ha fatto il punto sullo status quo delle
arene sportive in Italia. L’obiettivo è quello di ristrutturare
l’esistente per offrire arene polifunzionali, digitali, sicure,
sostenibili e integrate nel tessuto urbano che possano creare
profittabilità tutti i giorni dell’anno

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Secondo lo scrittore Albert Camus
“non c’è un altro posto del
mondo dove l’uomo è più felice
che in uno stadio di calcio”.
Eppure, in Italia, gli stadi hanno un’età
media di 64 anni e non viene applicata
una strategia capace di valorizzare l’esistente
per incrementare la redditività
degli spazi. Engie Program, la divisione
dell’operatore dell’energia Engie
che a gennaio 2017 è entrata nel mercato
della gestione di strutture sportive
offrendo soluzioni di facility management,
ha organizzato lo scorso 24
maggio allo Stadio di San Siro a Milano
il workshop ‘Smart Arenas & Facility
Management’ a cui hanno partecipato
presidenti di leghe sportive, manager
di club calcistici e di azienda, figure
istituzionali e accademiche. L’evento
è stato realizzato con il supporto di
MGP Sports Consulting, l’agenzia di
consulenza in marketing, sponsorship
e comunicazione per realtà sportive o
aziende sport oriented, guidata dal ceo
Matteo Pastore. “A differenza di quello
che accade in altri Paesi europei che
hanno stanziato investimenti pari a 15
miliardi di euro e che ora vantano arene
in grado di raddoppiare i ricavi, in Italia
negli ultimi dieci anni sono stati riqualificati
solo tre impianti con una spesa
di 150 milioni di euro – spiega Olivier
Jacquier amministratore delegato di
Engie Italia -. La grande sfida, in Italia,
è quella di evolverli in luoghi di aggregazione
funzionali e moderni per tutta la
community, coerenti e in armonia con
città sempre più smart, sicure, flessibili
e sostenibili”. Undici dei più importanti
stadi in Uk, costruiti tra il 1880 e il 1995,
sono stati ristrutturati e ora sono considerati
dei gioielli, come Wembley. Lo
stadio sportivo deve appropriarsi del
ruolo di brand “per viverlo tutti i giorni
della settimana, riempiendolo di contenuti
di un club e di una città”, sostiene
Luca Fiorucci, ceo di Engie Program.

Puntare sulla formazione
In poche parole, lo stadio deve avere
una seconda vita al di là dell’evento
sportivo, diventando una struttura polifunzionale
per rappresentare un punto
di riferimento all’interno del tessuto
urbano, affinché i cittadini possano
vivere questi spazi non solo il giorno
dell’incontro sportivo, ma durante tut-
ta la settimana. “Dobbiamo pensare che
lo stadio non è un oggetto, ma un motore
su cui basare il futuro di una città e di
conseguenza vivere l’architettura sportiva
come un luogo sul quale investire
e non solo come un costo”, è convinto
Emilio Faroldi, pro rettore delegato
Politecnico di Milano e direttore del
Master in ‘Progettazione costruzione
gestione delle infrastrutture sportive’,
che prosegue: “Il contesto italiano è caratterizzato
dalla presenza diffusa e capillare
di impianti sportivi il cui valore
culturale assume un’oggettiva rilevanza
ma che, allo stesso tempo, si rivela
inadeguato e obsoleto. Gli ultimi anni
sono stati caratterizzati su scala globale
dalla proliferazione di impianti di ultima
generazione in grado di garantire
qualità ambientale, sicurezza e multifunzionalità.
Per valorizzare lo sport
e le sue attrezzature come elemento
strutturale di una città, si potrebbero
portare all’interno una o due strutture
pubbliche”. Fondamentale è l’aspetto
della formazione e il Politecnico di
Milano con un approccio sistemico ha
attivato un master di formazione per
progettisti e gestori dell’impianto sportivo,
mentre è in sintonia con la Uefa
per creare un corso europeo per formare
stadium manager.

Accelerare lo sviluppo
Le smart arenas sono quindi il futuro
dello sport italiano, ma partiamo
con un ritardo generazionale. Qualche
esempio virtuoso in Italia c’è, come le
società sportive di Serie A Atalanta BC
e Udinese Calcio. “Dopo vari ragionamenti
abbiamo deciso di ristrutturare
lo stadio e non di costruirne uno nuovo
per non toccare la storia dell’Atalanta
e le abitudini dei tifosi, scegliendo un
giusto mix tra sostenibilità e storicità
in un dialogo permanente tra tifoseria,
istituzioni e amministrazione comunale
per rendere lo stadio un luogo fruibile
e vivibile in ogni area in serenità”,
racconta il dg della società Umberto
Marino. “Sicuramente si deve avere
dietro una struttura finanziaria che
gestisce il cambiamento e una municipalità
che supporta – dichiara Gian
Luca Schmidt, sponsorship Europe di
Udinese Calcio -. Dacia Arena (sponsorizzata
dal brand di Renault, ndr) è a 15
minuti dal centro storico, conta 4.500
parcheggi e al suo interno presenta una
ludoteca che ospita 80 bambini, una
hospitality con 4 sale che rispecchiano i
migliori standard internazionali. Dacia
Arena è stata progettata per avvicinare
il più possibile i tifosi ai giocatori ed è
un luogo sicuro, adatto anche ai bambini
e alle famiglie. Al di là della giornata
del match, nella struttura si possono
tenere eventi aziendali: stiamo ragionando
per inserire una palestra con un
centro diagnostico e una birreria. Tutta
l’esperienza parte dall’arrivo: ecco perché
scegliamo con cura i parcheggiatori,
perché sono i primi a incontrare i
visitatori e devono valorizzare la struttura”.
Secondo il direttore generale
Lega Nazionale Professionisti B Paolo
Bedin “il rinnovamento strutturale
deve essere un asset. È necessario fare
opera motivazionale sui presidenti dei
club con due obiettivi: fidelizzazione
dei tifosi e intercettazione di nuovi
target che oggi mancano, come famiglie,
donne e bambini. I broadcaster
trasmettono il calcio sempre meglio,
di conseguenza noi dobbiamo attivare
strategie di supportership, tanto utilizzate
in Uk, e politiche di marketing e di
comunicazione sul tifoso. All’interno
della Lega, la società BFutura nasce
proprio come piattaforma per lo sviluppo
infrastrutturale degli stadi”.

Un cantiere sul futuro
In 60 anni di vita ICS, Istituto per il credito
sportivo, ha finanziato nel nostro
Paese 25 mila strutture sportive apicali
e dello spot. “Solo negli ultimi tre anni
ha supportato l’apertura di oltre 2 mila
cantieri”, ha detto il presidente Andrea
Abodi, “perché la banca non vuole solo
finanziare ma investire e concepire
l’infrastruttura come un vestito su misura
che deve avere una anima. Architettura
e attività devono essere a servizio
del cittadino e non viceversa”. E dal
momento che le tecnologie vivono uno
sviluppo continuo e velocissimo, perché
non trasformare gli impianti sportivi
in anticipatori di nuove conquiste?
“La struttura deve essere innovativa in
modo che resti moderna a 10 anni di distanza
– conclude Eugenio Ferro, ceo
Tractelabel Italia -. Due sono i principi
guida nella progettistica: flessibilità e
dotazione tecnologica di ultima generazione.
Penso a parcheggi con colonnine
per la ricarica elettrica, alla connessione
wi-fi per offrire un’esperienza social
ai tifosi o a dati che possono essere trasmessi
tramite la luce”.

Valeria Zonca

 

Fonte: Pubblicità Italia

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